Carlos Alcaraz si gode il trionfo agli Australian Open e, allo stesso tempo, risponde alle critiche che lo hanno accompagnato nelle ultime settimane. Il numero uno del mondo, in un’intervista rilasciata ad AS, ha chiarito la sua posizione dopo le polemiche nate attorno al documentario Netflix e alla separazione dal suo storico coach Juan Carlos Ferrero.
“Io non professionale? Non è vero: conta il lavoro”
Alcaraz non accetta l’etichetta di giocatore poco professionale:
“Si è parlato tanto del fatto che mi piaccia divertirmi, ma una cosa non esclude l’altra”, ha spiegato. Il campione spagnolo rivendica disciplina e costanza, sottolineando come certi risultati non arrivino per caso: per restare al vertice servono lavoro quotidiano, sacrificio e determinazione.
Il caso documentario Netflix e la rottura con Ferrero
Il tema è legato al documentario uscito su Netflix, che invece di esaltare l’immagine di Alcaraz ha alimentato dubbi sul suo approccio. Nella serie, lo spagnolo è stato dipinto come amante delle feste e poco concentrato, con Ferrero spesso critico verso alcune scelte extra campo. Una narrazione che, secondo molti, avrebbe influito anche sulla separazione tra i due.
“Voglio tutto”: gli obiettivi di Alcaraz nel 2026
Nonostante la vittoria a Melbourne, Alcaraz non si sente appagato: nel mirino restano altri grandi traguardi. Ha citato gli Slam, le ATP Finals e la Coppa Davis, ribadendo di voler continuare a crescere, soprattutto sul piano mentale: “Sto migliorando, ho fatto un salto di qualità”.
Elogio a Samuel Lopez: “È il migliore”
Infine, Alcaraz ha speso parole importanti per Samuel Lopez, indicato come figura chiave nel nuovo corso: “Per me è uno dei migliori allenatori del mondo, se non il migliore”. Una frase letta da molti come una frecciata indiretta al passato, nel segno di una nuova fase della sua carriera.



