Se n’è andato a 84 anni Giovanni Galeone, uno degli allenatori più colti, ironici e anticonvenzionali che il calcio italiano abbia mai avuto. Una figura unica, capace di unire in sé passione e leggerezza, tattica e poesia, rigore e sorriso. Si è spento a Udine, una delle sue città del cuore, dopo una lunga malattia affrontata con la stessa dignità e ironia con cui ha sempre vissuto.
“Sono solo nella stanza accanto”
Amava citare i filosofi, e forse avrebbe scelto anche per sé la frase di Henry Scott Holland: “La morte non è niente, sono solo passato nella stanza accanto”. Galeone, il “Gale”, era così: un uomo che guardava la vita con distacco elegante e una punta di malinconia, capace di parlare di Sartre e di un 4-3-3 con la stessa naturalezza. Nato a Napoli e cresciuto a Trieste, amava ricordare i pomeriggi nei campi di Servola: “Giocavamo scalzi, come scugnizzi. È lì che mi sono innamorato dei croati e del loro calcio fantasioso”.
Croato per passione e olandese per vocazione, il suo calcio era istinto e pensiero, estetica e concretezza.Il calcio come arte (e filosofia)Galeone era un esteta del pallone, ma con i piedi ben piantati a terra. Ispirato da Liedholm e Cruijff, è stato l’allenatore dei sogni a occhi aperti: quattro promozioni in Serie A tra Pescara, Udine e Perugia, il culto di un gioco offensivo e coraggioso, la fama di “bon vivant” e maestro di pensiero.
A Pescara, raccontava, “gli allenamenti finivano con pizzette e champagne. Era un rito: non ci si ubriacava, si festeggiava la giornata”. Con i giornalisti stappava una bottiglia guardando la foto di Casarin: “Portava fortuna”, diceva sorridendo.
I suoi discepoli: da Allegri a Gasperini
Tanti i giocatori e gli allenatori cresciuti con lui: Allegri, Giampaolo, Gasperini, Leo Junior, Sliskovic. Scoprì un giovanissimo Gattuso, si emozionava ricordando Riva e amava discutere di calcio tanto con Capello quanto con Pasolini.Massimiliano Allegri, che di Galeone fu allievo e quasi figlio calcistico, ha spesso detto: “È stato il mio maestro, mi ha insegnato a vedere il calcio con intelligenza e libertà”. E proprio la libertà è forse la parola che meglio descrive Galeone: libero nei pensieri, nelle scelte e nei gesti.
L’uomo, il mare e la leggerezza
Amava il mare, la barca a vela, la moglie Checca e le conversazioni infinite con gli amici. Citava spesso Almodóvar: “Costa molto essere autentici, ma uno è autentico quanto più assomiglia al sogno che aveva di se stesso”.
Galeone è stato così: autentico, ironico, elegante, sempre un passo avanti. Forse, come diceva lui, “un intellettuale per caso, ma un uomo felice per scelta”.



